PsicoElogio del papà.

Oggi 19 marzo 2019, festa del Papà. Ho aspettato questo giorno per scrivere un articolo per parlare del ruolo del papà oggi. Sì perchè è inutile che ci illudiamo, nel 2019 fare il padre non è come 30 anni fa o come 50 anni fa o come 70 anni fa. Oggi il ruolo è cambiato, come del resto il ruolo della mamma. Ma se internet è pieno di articoli e studi sul ruolo e sull’importanza delle mamme, dei papà si parla ben poco. 
Quindi diamo via a questo PsicoElogio del padre, cioè perchè il ruolo del padre è importante e sopratutto come deve essere un padre sufficientemente buono OGGI.


Prima di tutto facciamo una considerazione. I padri non diventano padri subito, ma questo ruolo se lo devono costruire nel tempo. Anzi più passa il tempo, più quel fagottino cresce, più vuole scoprire il mondo, più il padre incomincia a capire il suo ruolo. Le madri il proprio ruolo lo hanno ben chiaro, nel momento stesso in cui sentono i primi movimenti nella propria pancia, ancor prima di vedere com’è il proprio figlio o figlia. Capiscono fin da subito che il loro ruolo sarà sempre quello di prendersi cura, di pre-occuparsi. Noi uomini invece, a volte, non basta sentire il primo pianto di nostro figlio per sentirci padri. Io ho due figli e hanno avuto due impatti differenti nella mia vita. Il primogenito mi ha mandato inizialmente un po’ in palla tanto da non capire subito che c’era bisogno di una presenza diversa in famiglia (sono andato a vedere il film “Zanetty Story” con gli amici il giorno stesso che mamma e bambino sono tornati dall’ospedale), lo tenevo in braccio, lo cambiavo, tutto in modo meccanico fino a quando… lui si è accorto di me e ha incominciato a sorridermi. Lì ho sentito che incominciava a costruirsi una relazione tra me e lui. Con mia figlia poi è stato diverso, per tre mesi circa non voleva altro che la madre, quindi il rapporto era ancora più complicato, lei si è accorta di me, ma mi cercava poco. Poi ha incominciato a tendere le manine, a farmi i sorrisi, a darmi importanza. Questo è per dirvi che non è sempre facile riuscire a sentirsi padri fin dal primo momento, molte volte subiamo quel bellissimo rapporto stretto, quasi simbiotico, che madre e figlio/a, in modo naturale, costruiscono.

Possiamo dire,quindi, che il padre si deve fare un po’ spazio all’interno della diade Madre-Bambino. Ed è proprio questa la sua funzione. Recalcati dice che il padre è quell’Altro che rompe il rapporto simbiotico e che permette al bambino di capire che c’è qualcos’altro oltre a sè stesso e a quel rapporto. Il padre è simbolo nel bambino della società, del mondo e anche delle regole. La funzione paterna, quindi, è quella di separare, gradualmente, il bambino dalla madre, per renderlo sempre più indipendente e sempre più autonomo. Sempre parafrasando Recalcati, il padre introduce nella società il bambino. 

Queste affermazioni sicuramente erano molto vere e facili per i padri di qualche decennio fa. Oggi questa funzione, dove i ruoli di genitori non sono più cosi marcatamente differenti, dove giustamente il padre si prende cura del figlio, dove la madre per forze di cose, è costretta a interrompere il proprio rapporto simbiotico con il bambino per andare a lavorare, non è più riconducibile soltanto al padre. Però numerosi studi dicono ancora oggi che l’assenza del padre potrebbe provocare nello sviluppo e nella crescita della persona diverse problematiche. 
Ecco alcune conseguenze:

  • rende più difficile l’ingresso nella società e l’assunzione delle responsabilità che la vita adulta comporta.  
  • il maschio senza padre, se ne è privo fin da piccolo, fatica a sentire le proprie potenzialità maschili.
  •  La figlia è invece colpita maggiormente negli aspetti psicologici profondi. Fa più fatica ad orientarsi nella relazione con gli altri e ad affrontare il mondo del lavoro. Può trovare difficoltà nell’incontrare un uomo da amare e con cui costruire una relazione profonda.
  • Il giovane che non ha avuto il padre o figure sostitutive del padre può portare con se un ‘vuoto’ che  vuole essere colmato e diventare quindi più facilmente preda della società dei consumi e dei suoi prodotti: dall’alcool alle sostanze stupefacenti, dalle immagini della televisione e del computer ai prodotti alimentari.

Un padre assente non necessariamente è un padre non presente fisicamente, ma anche un padre che non investe nella relazione con i propri figli, che non usa empatia (e ammettiamolo, noi uomini, spesso siamo un disastro con le emozioni) e comprensione e soprattutto non costruisce il complesso edificio dell’autorevolezza. 

Il padre, ma anche la madre, OGGI, non cerca di puntare tutto sull’autorità. Perchè il concetto di autorità ai giorni d’oggi, con i bambini e adolescenti, non funziona! L’autorità è morta. L’autorevolezza, invece, quella è un’arma potente. Il problema dell’autorevolezza è che è fondata sulla stima. In poche parole, io posso accettare che tu mi dai una regola, che mi dici cosa fare, che mi rimproveri, che mi consigli se e solo se, ti ammiro, ti stimo per la persona che sei, per il modello che sei per me, perchè tendo a essere come te. Bene, il padre sufficientemente buono, OGGI, è il padre che lavora su di sé costantemente per essere il modello migliore, per costruire l’autorevolezza. Insomma, forse questo PsicoElogio del papà ha fatto emergere un padre che deve saper costruire. 

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